Scoprire che...

Aggiornato il: mag 6


Scoprire di essere imparentata con la storia non accade tutti i giorni.
Un racconto scritto diversi anni fa, ma mai come ora attuale.


L’imponente sarcofago di quarzite rossa era di fronte a lei.

Le sembrò una enorme Matrioska, ma all’interno, anziché bamboline di legno dalle guance rubiconde, c’erano una bara in lamiera, una in mogano, due in piombo, una in ebano e nell’ultima, in legno di quercia, i resti mortali di Napoleone Bonaparte

Tentò di mitigare l’irrequietezza cercando di ricordare in ordine cronologico le imprese Napoleoniche. La storia era la sua passione, ma nonostante l’infallibilità della sua memoria, il nervosismo di quei minuti le impediva di concentrarsi.


Battaglia di Montebello e Marengo Giugno 1800 – L’appuntamento era alle 10 o alle 10.15?

Complotto sventato Ottobre 1800 – Ma arriverà?

Scampato ad attentato dinamitardo Dicembre 1800 – Forse non viene.


Si era pentita di aver accettato di fare da corriere per sua madre.

Riguardò l’orologio: dall’ultima volta che l’aveva osservato si era spostata solo la lancetta dei secondi.

Si sentiva a disagio. Anzi, ad essere obiettiva era spaventata.

Ricordava esattamente quando era iniziato il tutto.

La prima lettera arrivò un paio di giorni prima del suo decimo compleanno.

La televisione era accesa e l’inviato di turno stava cercando di commuovere i telespettatori annunciando per la centesima volta l’abbattimento del muro di Berlino.

Caterina ascoltava con finto interesse.

Il giorno dopo la maestra le avrebbe chiesto di spiegare ai suoi compagni di classe cosa stava accadendo nel mondo. Odiava quella triste esibizione.

Sapeva essere la più brava della classe, ma non sopportava essere ostentata come un modello da imitare.

Mentre fingeva di prestare attenzione alla notizia del giorno vide sua madre impallidire, sedersi sulla poltrona, rimirare continuamente la busta per poi infilarla velocemente nel tascone del grembiule da cucina.

La bambina evitò di chiedere, la madre di parlare.

Nel corso degli anni ci furono altre lettere.

Conseguenza immediata di quegli scritti erano le discussioni che avvenivano fra genitori.

Caterina arrivò a credere che sua madre avesse un amante da qualche parte nel mondo. Non poteva essere altrimenti considerato l’astio di suo padre nei confronti di quelle buste.


Col tempo la ragazza perse interesse per la corrispondenza misteriosa di sua mamma fino alla vigilia della partenza per Parigi.

Si diplomò con un ottimo punteggio, i genitori vollero regalarle un viaggio e lei scelse la capitale francese.

Mentre stava preparando la valigia, la madre entrò in camera sua, si chiuse la porta alle spalle e si sedette sul letto. Teneva in mano un piccolo portagioie. Pensava fosse l’ennesimo regalo per il diploma.

«Hai una zia. Si chiama Milena e vive a Parigi»

Lo disse velocemente, senza riprendere fiato e facendolo mancare alla figlia.

Continuò.

«Papà non vuole che tu lo sappia, ma io ho bisogno che faccia una cosa per me: vorrei che la incontrassi e le dessi questa scatola. Ci sono dei gioielli di tua nonna e Milena ha diritto quanto me ad avere un suo ricordo»

La ragazza guardò sbalordita la donna. Avrebbe voluto chiedere il perché di tanto mistero, chi fosse quella zia sconosciuta, perché non le avesse mai raccontato nulla di lei, ma non riuscì a formulare nessuna domanda. Rimase ferma, silenziosa in attesa di ricevere altre istruzioni da sua madre.

«Questo è il suo numero di telefono. Non farle domande personali. Consegnale il portagioie, bevete un caffè insieme, se volete e poi torna a fare la turista: da sola. Lei farà la stessa cosa».

Le consegnò la scatoletta, si alzò e si avvicinò alla porta sussurrando un timido grazie.

E ora era lì, con quel portagioie in mano, davanti alla tomba di Napoleone in attesa di incontrare una perfetta sconosciuta di nome Milena a cui non avrebbe dovuto fare domande.

«Caterina?»

Non l’aveva sentita arrivare e la mano della zia sulla spalla la fece trasalire.

«Scusami. Non volevo spaventarti»

Si voltò e vide sua mamma. Stessi occhi, naso, bocca. Solo i capelli erano diversi: lunghi, lisci e senza frangia.

La zia la osservò incuriosita

«Siamo gemelle. Non sapevi neppure questo?»

Caterina arrossì e tentò goffamente di farle cambiare discorso allungandole i gioielli di famiglia.

«Sei molto carina, sai?»

La ragazza rimase muta, quasi pietrificata dalla presenza di fronte a lei. La donna continuò «Mia sorella ha scritto, se possibile, di evitare di parlarci. Non sono d’accordo ma obbedisco. Buona vacanza e goditi Parigi»

Il sorriso della zia era dolce, ma gli occhi rivelavano amarezza e sofferenza. Milena diede alla nipote un veloce bacio sulla guancia, le strinse velocemente la mano e si voltò.

Scomparve rapidamente.

La ragazza tirò un sospiro di sollievo.

L’incontro era stato indolore, veloce e non compromettente per la sua coscienza.

Uscì dalla Cattedrale di Saint-Louis des Invalides smaniosa di rivedere il sole.

Si guardò intorno: nessuna traccia della donna.


La sera precedente alla sua partenza aveva finalmente trovato le lettere.

Scoprire di essere imparentata con la storia non accade tutti i giorni, ma la giovane ne avrebbe fatto volentieri a meno.


Zia Milena gemella di sua madre, la preferita di nonna, l’idealista, la pasionaria.

Zia Milena rifugiata in Francia, condannata per omicidio in Italia.

Zia Milena terrorista!

Caterina si mise lo zaino in spalla. La tensione accumulata si sciolse in un pianto liberatorio.

Non sarebbe riuscita a dimenticare, ma il tempo avrebbe lenito quella strana sensazione paragonabile ad un irrazionale senso di colpa.


Stefania Lusetti

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