"Preghiera per un amico" di John Irving

Aggiornato il: apr 28


Recensione di Stefania Lusetti del romanzo di John Irving "Preghiera per un amico"


Vi è mai capitato di innamorarvi di un personaggio di fantasia? Leggere un romanzo e desiderare che il protagonista di turno si materializzi dalle pagine diventando, improvvisamente, il vostro miglior amico?


E' una sensazione appagante per chi, come me, trascorre parecchie ore in compagnia dei libri.

Non capita sempre e neppure troppo spesso: penso dipenda molto dal nostro carattere, dalle aspettative o dai sogni più o meno realizzati, più o meno realizzabili. Forse dipende esclusivamente dalla capacità insuperabile dell'autore di rendere vivi e memorabili i loro protagonisti.

Mi è capitato di vivere la stessa fantasia con il romanzo di Baricco, Mr. Gwin, e ho sperato ardentemente di trovare fra le mie conoscenze Barney Panofsky, lo straordinario personaggio inventato da Mordecai Richler ne "La versione di Barney".

Ora è il turno di Owen Meany, nato dalla felice penna dello scrittore e sceneggiatore statunitense John Irving, nel suo complesso e completo "Preghiera per un amico".

E' la non-semplice storia di amicizia fra l'io narrante John e il piccolo (di statura) Owen.

Owen, oltre ad essere basso ha una voce acuta, quasi stridula, a tratti spaventosa. Ma è un ragazzino intelligente, sveglio, deciso e determinato.

Il suo aspetto buffo è al contempo adorabile, soprattutto per le ragazze e le donne che non riescono a trattenersi dal toccarlo o dal baciargli le guance.

Il romanzo è un affresco completo e articolato dagli anni 50 fino alla fine degli anni 80, coprendo un lasso di tempo molto significativo per la storia americana: dal boom economico alla speranza Kennediana, dalla tragedia del Vietnam fino alla contestabile politica Reaganiana.

Ci sarebbe molto da raccontare e riassumere il romanzo di Irving è pressoché impossibile, a partire dalla triste vicenda della madre di John, la bellissima Tabitha, uccisa involontariamente da una palla da baseball scagliata a forte velocità proprio da Owen, il cui senso di colpa sarà quasi annullato dalla sua convinzione di essere stato semplicemente uno strumento di Dio.


Altre piccole grandi storie si alternano in questo splendido volume: dalla ricerca del padre naturale di John alla sorprendente figura del patrigno Dan, dalla stravagante nonna materna Harriet agli strani genitori di Owen, dagli anni in Accademia alla guerra in Vietnam, dalla bizzarra Hester alle contestazioni giovanili e infine il terribile sogno ricorrente e premonitore di Owen.

"Preghiera per un Amico" è un grande tributo alla letteratura, un doveroso omaggio alle più significative opere letterarie contemporanee che hanno influenzato la scrittura di John Irving.

E' un romanzo che alterna alti momenti di commozione ad altri di incredibile ilarità. E' un'opera perfetta che svela poco alla volta tutti gli arcani affrontati nel corso della narrazione.

Per concludere, è soprattutto un romanzo sulla fede religiosa e sulla discutibile molteplicità delle realtà ecclesiastiche americane, fra cui il cattolicesimo. E' anche un invito a riflettere su cosa dovrebbe significare credere senza condizionamenti e su quanto la chiesa stessa, spesso, abbia contribuito a svilire, inevitabilmente, il vero significato del credo.

"Preghiera per un Amico" è tutto questo e anche di più.

E' facile farsi conquistare dalla scrittura di Irving, già autore dei più popolari "Il mondo secondo Garp" e "Le regole della casa del Sidro".

Buona lettura.


Stefania Lusetti


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