Oltre queste mura


Soffoco.

Solo un urlo riuscirebbe a farmi stare meglio.

Vorrei poterlo fare.

Vorrei gridare la rabbia, l'amarezza, la frustrazione degli ultimi trent'anni. Vorrei urlare per scandalizzare, spaventare, intimidire.

Cerco di calmarmi e pensare alla mia vita oltre queste mura, fatta di famiglia, hobby, interessi. Eppure la rabbia monta incontrollata. Mi piacerebbe mollare tutto con un liberatorio insulto e tornare da chi mi ama e mi apprezza, incondizionatamente, forse per sempre. La ricchezza non è sinonimo di signorilità e tanto meno di superiorità. Ci credo. Respiro lentamente, continuando a strizzare la lingua fra i denti, quasi a non sentirla più.

Penso a quel libro che mi aspetta sul comodino, al prossimo viaggio, a quel film che non sono riuscita a vedere al cinema. Penso ai miei figli, alle loro risate, all'ultima battuta del marito, alla cena del giorno dopo con gli amici. Respiro a fondo. Mi sento superiore. Sono superiore. Io ho il mio mondo oltre queste mura.




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