Non guardare indietro. Ci sei già stato.


A quelli che criticano le nuove generazioni, a quelli che hanno criticato la mia generazione, a quelli che “ai miei tempi si stava bene”, a quelli che “ci vorrebbe una guerra per farvi capire le cose”, a quelli che “si stava meglio quando si stava peggio”, a quelli che “siete sempre attaccati al telefonino”, a quelli che “non c’è più rispetto”, a quelli che “i genitori di oggi non sanno educare i propri figli”, a quelli che “non esistono più gli ideali”.

A tutti loro e a tanti altri un semplice invito a ricordare il passato. Il nostro passato.

Io ricordo le bombe a Milano, i sequestri di persona, le domeniche dell’austerity 1973. E ricordo la guerra nei Balcani, il (fallito) blitz di Jimmy Carter all’ambasciata di Teheran, le siringhe nei parchi.

Io ricordo i carnevali violenti, i finti allarmi bomba nelle scuole, i miei coetanei marinare la scuola (oggi si dice “balzare”, ma i registri elettronici scolastici non lo consentono più).

Ricordo Chernobyl e la nube di Seveso, il terremoto in Friuli e lo tsunami in Indonesia.

Ricordo bambini in braccio alla propria madre sul sedile anteriore delle auto, il fumo di sigarette nei locali pubblici, le risse nei parchi.

Ricordo questo e, con l’avanzare degli anni, ricorderò altro.

Era la nostra vita. Non era più virtuosa, non era nemmeno più sicura.

Non sono i tempi a essere cambiati: siamo noi a esserlo.

E’ la nostra intolleranza a essere accresciuta, è la nostra nostalgia a farci sentire vulnerabili, è il ricordo distorto di una vita che oggi siamo convinti fosse perfetta a renderci più critici.

E’ forse la paura di invecchiare a farci guardare indietro, a cercare conforto nelle nostre memorie, quelle più belle.

E invece dovremmo sempre proiettarci verso il futuro, accettare i cambiamenti e, nel limite delle nostre capacità, adottarli, farli nostri.

Perché il nostro passato lo abbiamo già vissuto.

"Non guardare indietro. Ci sei già stato"

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