Il vuoto

Aggiornato il: apr 28


Aveva imparato ad immobilizzare le emozioni. Immaginava di congelarle e riporle nell'angolo più freddo e remoto dell'anima, lontane dal calore della propria sensibilità.

C'era voluto parecchio tempo, ma alla fine era riuscita a proteggere il suo corpo dalle cocenti delusioni che la vita sembrava riservarle con costante ciclicità.

Aveva deciso di smettere di soffrire da quando Luca l'aveva lasciata sola, con un figlio da crescere e decine di debiti da saldare.

Aveva fatto spallucce, inghiottendo un boccone amaro come il cianuro, quando scoprì che il suo ex marito era andato a convivere con la sua migliore amica.

Aveva cominciato a costruire una corazza intorno al suo cuore alla morte di suo padre, sfoggiando un'insolita e altera compostezza durante il funerale.

Più passavano gli anni più si accorgeva che nulla riusciva a turbarla o a farla soffrire.

La commozione, per lei, era soltanto una parola sterile, sconosciuta e fredda.

"Androide" era il soprannome che le aveva affibbiato il figlio Tommaso e lei l'aveva accolto senza replicare.

Aveva imparato a vivere senza più sapere cosa volesse dire piangere o farsi travolgere dalla malinconia.

Stava meglio. Decisamente meglio.

E poi arrivò il giorno della laurea di Tommaso: l'unico giorno in cui avrebbe permesso ai suoi occhi di inumidirsi e al suo cuore di commuoversi. Dopo tanti anni avrebbe partecipato emotivamente all'evento che più bramava da quando suo figlio aveva cominciato a frequentare la scuola.

In quell'aula avrebbe pianto di felicità e orgoglio, avrebbe abbracciato il ragazzo con slancio ed entusiasmo sussurrandogli che l'androide si era trasformato in un umano.

Attese il giudizio dei docenti. 110 e lode.

La ritrovata sensibilità sarebbe stato il regalo di laurea per suo figlio.

Attese che la tempesta emotiva esplodesse in lei, liberando il pianto represso da decenni, ma non accadde nulla.

Tentò invano di far parlare i suoi sentimenti, ma l'unica sensazione che poteva essere lontanamente paragonata ad una emozione era un infinito senso di vuoto.

Mormorò un laconico "complimenti", gli stampò un bacio sulla guancia e lasciò che fossero gli amici del ragazzo a festeggiarlo come meritava, mentre, smarrita, si pentì di tutte le lacrime non versate.

Stefania Lusetti






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